SALUTE, BENESSERE E FELICITA’

La qualità della vita ed il benessere psico-fisico sono il risultato dell’interazione di diversi fattori: biologici, psicologici, sociali ed ambientali. L’individuo è un universo complesso che elabora in modo del tutto soggettivo ciò che gli accade! Il benessere soggettivo “subjective well-being” ha due componenti: cognitiva ed emotiva. La componente cognitiva riguarda il giudizio personale rispetto alla propria vita in generale e ai suoi domini principali (ad esempio, il lavoro, le relazioni, la famiglia, ecc.), e si identifica con la soddisfazione per la vita. La componente emotiva riguarda le emozioni piacevoli o “positive” e le emozioni spiacevoli o “negative”, ovviamente, quest’ultime sono meno presenti rispetto alle prime quando l’individuo si percepisce in uno stato di  benessere emotivo.

In ambito psicologico lo studio del benessere soggettivo ha dato origine al movimento della Psicologia Positiva (Seligman e Csikszentmihalyi, 2000), i cui studi si sono sviluppati essenzialmente a partire da due prospettive:

  1. La prospettiva edonica che concettualizza il benessere personale in termini di piaceri ovvero di sensazioni ed emozioni positive (Kahneman, Diener, e Schwarz, 1999);
  2. La prospettiva eudemonica che concettualizza il benessere individuale come il frutto dell’interazione di quei fattori che favoriscono lo sviluppo e la realizzazione delle potenzialità individuali e dell’autentica natura umana (Ryan e Deci, 2001). La prospettiva eudemonica si ricollega alla filosofia Aristotelica e prende in considerazione il benessere personale all’interno di un percorso esistenziale di realizzazione che conduce alla felicità nel rapporto con gli altri! La persona felice è quella che, nell’interagire con gli altri e con l’ambiente, sviluppa le proprie potenzialità naturali, trasformandole in abilità e virtù che si esprimono all’interno di un progetto esistenziale. In questo senso, la persona è felice se esprime e realizza i propri bisogni naturali entro i limiti delle possibilità che i contesti di vita offrono. Le persone che con maggiore probabilità riescono ad imboccare un percorso di felicità sono quelle che resistono alla sofferenza trasformandola persino in opportunità di crescita e che sperimentano più emozioni positive che negative. Tali persone, in linea con una conoscenza vera di ciò che gli accade, generalmente sono in grado di integrare pensieri razionali ed emozioni mettendo in atto comportamenti che mirano prevalentemente a finalità sane ed evolutive.

Uno dei maggiori studiosi di felicità è Michael Fordyce (1977, 1983, 1985) ha dimostrato come le persone felici abbiano in comune alcune caratteristiche di personalità e di stile di vita. L’autore ha definito queste qualità i 14 fondamentali:

  • Essere più attivi e tenersi occupati;
  • Passare più tempo socializzando;
  • Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato;
  • Organizzarsi meglio e pianificare le cose;
  • Smettere di preoccuparsi;
  • Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni;
  • Sviluppare pensieri ottimistici e positivi;
  • Essere orientati sul presente;
  • Lavorare ad una sana personalità;
  • Sviluppare una personalità socievole;
  • Essere se stessi;
  • Eliminare sentimenti negativi e problemi;
  • I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità;
  • Considerare la felicità la priorità numero.

Gli aspetti descritti Michael Fordyce sono molto importanti, tuttavia non è sempre così facile riuscire a metterli in pratica! Infatti, mentre alcuni aspetti saranno più facilemente traducibili in comportamenti pratici per altri questa operazione sarà più complicata e richiederà molto impegno personale!

Psicopatologia, Benessere e Psicoterapia

Quando possiamo parlare di Psicopatologia? Il concetti di “normalità” e “patologia” sono concetti relativi che variano in base alla “norma di riferimento” (es. statistica, culturale, sociale, ecc.). Tuttavia, in ambito psicologico clinico gli aspetti che fungono da indicatore della presenza di un disturbo possono essere identificati in:

  1. Sofferenza soggettiva: prevalenza di emozioni negative, umore alterato e disagio interiore (anche se non sempre, ad esempio nei disturbi di personalità o nei disturbi detti “egosintonici” l’aspetto della sofferenza soggettiva può non essere sempre presente o esserlo scarsamente);
  2. Disfunzionalità soggettiva: incapacità di svolgere attività, portare a terminie dei compiti o degli obiettivi regolarmente in uno o più ambiti della propria vita  (es. lavoro, famiglia, relazioni, ecc.);
  3. Disadattamento soggettivo: incapacità di adattarsi ai vari contesti e situazioni di vita senza sperimentare disagio, intolleranza per molte situazioni a causa della mancanza di risorse e strumenti per fronteggiarle.

Considerando questi tre aspetti è facile intuire come essi allontanino dal benessere soggettivo, inteso come la capacità di sperimentare piacere e gratificazione per le cose della vita, e come, a lungo termine, essi discostino la persona da un percorso volto alla felicità.

Se consideriamo la psicopatologia in un’ottica eudemonica essa può essere considerata come l’incapacità di sviluppare le proprie potenzialità e di realizzarle all’interno di un progetto esistenziale. La patologia spesso si esprime attraverso la sintomatologia come tentativo di affermare bisogni assoluti, rigidi o fondati su convinzioni erronee che determinano una polarizzazione solo su determinate necessità a scapito di un rapporto più equilibrato con le altre. Dato che l’essere umano ha tante tendenze e bisogni (es. amore, valore personale, libertà, accettazione, ecc.) convogliare tutte le proprie risorse psico-fisiche sul soddisfacimeno di un solo bisogno, ritenuto fondamentale per la propria esistenza, equivale a trascurare gli altri, giungendo con il mettere in atto comportamenti disadattivi.

La felicità dipende da noi! La felicità dipende dal nostro modo di pensare e agire! La responsabilià nei confronti di te stesso e della tua felicità sta nel chiederti sempre: Qual’è la finalità dei tuoi pensieri e delle tue azioni? A che ti serve pensare questo? A che ti serve agire così? Cosa voglio ottenere con il mio comportamento?

Qual è l’obiettivo di un percorso terapeutico?

L’obiettivo più immediato è ridurre la sintomatologia! L’obiettivo ultimo è sviluppare capacità personali a partire dalle potenzialità e riscoprire i propri bisogni sani al fine di intraprendere un percorso di vita  che non si limiti al benessere soggettivo ma che miri alla realizzazione e alla felicità personale!